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VIVIAN MAIER EYES

Gli artisti sono persone guidate dalla tensione tra il desiderio di comunicare e il desiderio di nascondere.
D.W. Winnicott

Con queste parole negli occhi i miei pensieri volano verso Vivian Maier, fotografa statunitense attiva nella seconda metà del '900 che ha custodito il suo tesoro per (quasi) tutta la vita.

Si tratta di più di 100mila negativi e rullini non sviluppati, ritrovati un po’ per caso due anni prima della morte della fotografa.

Cresciuta tra New York e la Francia e successivamente trasferitasi a Chicago, lavora per tutta la vita come tata, documentando nel tempo libero o durante le passeggiate con i bambini la realtà che la circonda, spinta da una curiosità che la porterà fino in Asia.
   
Eccentrica e riservata, attraverso la sua macchina fotografica creò un archivio vastissimo (al momento del ritrovamento occupava 200 scatole di cartone) che spaziava dal bianco e nero al colore, dalla fotografia ai super 8, senza mai mostrare il suo lavoro a nessuno.

Quando, nel 2007, John Maloof si aggiudica a un’asta una di quelle scatole per 380 dollari, probabilmente non si aspetta di trovarci dentro le immagini segrete di una vita; ma percependone subito bellezza (e valore), decide di renderle pubbliche. E di mostrarle al mondo.
Vivian, che aveva vissuto gli ultimi anni in povertà (quel box le era stato pignorato per un mancato pagamento) e all’epoca si trovava ricoverata in una casa di cura, non fu raggiunta in tempo da Maloof e morì senza sapere che il suo lavoro fosse stato pubblicato.

Guardando le sue foto ringrazio Maloof per averci dato la possibilità di vedere il mondo attraverso gli occhi di Vivian Maier e di percepire l’intimo legame che aveva con le sue immagini. Ma, inevitabilmente, mi chiedo se anche lei avrebbe fatto lo stesso.

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