Giorgio Putignano
30 Settembre 2025Milano Wine Week 2025

Il vino riparte dalle persone

W-ine è una finestra panoramica che si colloca proprio al centro tra la domanda e l’offerta di un mercato che evolve velocissimo.

by Giorgio Putignano
HR Executive Manager
Il vino riparte dalle persone

L’8 ottobre il roadshow “W-ine in Tour. Viaggio tra le persone del vino” fa tappa a Milano. Giorgio Putignano, ideatore e coordinatore del tour, ci racconta la scommessa del progetto.

Giorgio Putignano, partiamo da W-ine: ci spieghi di che cosa si tratta?

«W-ine è l’osservatorio di WeHunt sul mercato del lavoro nel settore vitivincolo, una finestra dalla quale possiamo osservare i cambiamenti dello scenario ma al contempo provare a guardare oltre l’orizzonte, per avvistare le tendenze. Il compartimento sta affrontando una fase complessa tra calo o cambiamento dei consumi, incertezza dei mercati e l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale. La sfida è rimettere al centro l’essenziale: le persone e le relazioni»

Da qui la scelta di programmare un tour sul territorio…

«L’idea è di far entrare in relazione le persone, di incontrarci dal vivo. È questa la scommessa del tour, quest’anno creato in partnership con Studio Giuri Avvocati, ITWILL, Vinhood e Itaca Comunicazione. Abbiamo già fatto tappa a Palermo e Firenze e dopo Milano, proseguiremo a Vicenza»

Cosa vi ha spinto a intraprendere questa strada?

«L’urgenza di fermarci a riflettere. Siamo abituati a parlare di numeri, export, tecnologia… ma chi tiene insieme tutto questo, chi crea valore, chi trasforma le sfide in opportunità sono sempre le persone. Il settore del vino ha bisogno di un nuovo umanesimo: in un contesto segnato da crisi commerciali e automazione crescente, saranno le relazioni forti, autentiche, costruite nel tempo, a fare davvero la differenza. In questa fase le cantine italiane hanno bisogno urgente di rafforzare le proprie strategie HR per affrontare tempestivamente e con successo il cambiamento»

In che modo il W-ine in Tour cerca di attivare questo cambiamento?

«Lo fa creando momenti di confronto, ascolto, condivisione tra imprenditori, manager HR, esperti e consulenti. Non è un evento autoreferenziale, ma un’occasione per fare rete. Parliamo di organizzazione, talenti, inclusione, tecnologia… ma sempre partendo dalle relazioni. E questo approccio sta riscuotendo un’attenzione crescente perché il bisogno di autenticità è forte»

Cosa avete osservato finora?

«Abbiamo somministrato una survey a 60 cantine: i dati sono eloquenti. Le aziende riconoscono l’importanza di strumenti HR come il welfare, la formazione o i piani di carriera… ma pochissime li hanno davvero implementati. C’è un gap culturale, prima ancora che operativo. Serve coraggio nel rimettere le persone al centro della strategia, ma il divario tra ciò che si riconosce come necessario e ciò che viene fatto è ancora troppo ampio»

C’è un dato sul mercato del lavoro che ti ha colpito particolarmente?

«Senza dubbio il turnover: l’80% dei cambiamenti gestiti da noi riguarda ruoli commerciali e marketing. Gli Export Manager in particolare sono diventate figure “volatili”, con permanenze medie spesso inferiori ai 18 mesi. È un segnale d’allarme. In un momento in cui le aziende investono in nuovi mercati, non possono permettersi relazioni deboli o instabili con chi presidia i canali strategici. Ecco perché insisto sul valore del legame umano e sulle strategie HR: sono l’unico antidoto concreto alla volatilità che genera, per l’appunto, calo di competitività. Molte aziende lamentano una saturazione generalizzata del mercato; a mio avviso invece a esser saturi sono i modelli gestionali, comunicativi e commerciali adottati nell’ultimo ventennio. È tempo di creare nuovi paradigmi innovativi che prevedano il giusto mix tra tecnologia e relazioni. Serve un cambiamento culturale. Anche nel vino».