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GOD SAVE THE QUEEN

E se lo dicono i Sex Pistols, io non posso che essere d’accordo!

Oggi vi parlo di Queen Elizabeth II: quella donnina sempre vestita color pastello, con lo sguardo severo e i fiori in testa. Non voglio raccontare dell’affetto (ingiustificato, tra l’altro!) che provo nei suoi confronti – anche se potrei disquisire per ore sui festeggiamenti del suo 90esimo compleanno –, ma voglio parlare d’immagine coordinata, anche se apparentemente non c’entra nulla.


L’immagine coordinata è la percezione che l'ambiente, inteso come gruppo di potenziali destinatari del messaggio, ha delle rappresentazioni visive del soggetto/marchio/azienda in questione.
Parola d’ordine: coerenza.
L'immagine, infatti, diventa coordinata quando i differenti fenomeni comunicativi sono coerenti l'uno con l'altro.
Quando l'immagine risultante di loghi, colori, caratteri tipografici, impaginazione e presentazione grafica, impostazione della comunicazione commerciale e promozionale è percepita all'esterno come proveniente dalla stessa entità, ci siamo: abbiamo creato l’immagine coordinata.
Questa coerenza visiva fornisce ai destinatari del messaggio precisi punti di riferimento e soprattutto induce un processo di progressivo riconoscimento del marchio.

Del resto, se vi dico “Regina”, la prima persona a cui pensate, non è proprio Lei?
Questo sì che vuole dire essere Top of Mind e possiamo proprio parlare di Brand Awareness.
E ne possiamo parlare (ecco, lo sapevo che prima o poi sarei arrivata sull’argomento Marketing) perché il percepito della Regina Elisabetta è naturalmente costruito a tavolino, così come si costruisce l’immagine coordinata. Nulla è lasciato al caso.

Ecco che allora abbiamo:

  •  un dress code arcobaleno, guanti sempre bianchi, orecchini di perle e cappelli enormi (loghi e colori);
  •  nipoti composti e cagnolini “sorridenti” (impaginazione e presentazione grafica);
  •  sguardo supponente e saluto forzato (impostazione della comunicazione commerciale e promozionale).

L’indice che però misura davvero la qualità e la coerenza di un’immagine (per la Regina così come per i prodotti che troviamo al supermercato) è quando le persone hanno talmente tanto chiara la personalità di marca, che la fanno loro.

In che senso?
Sto parlando di User Generated Content (UGC).
Ecco che allora abbiamo quadri (pop culture o ritratti più tradizionali), installazioni floreali (Chelsea Flower Show a Londra), murales (Banksy), magliette (FancyTshirt), copertine di cd (Sex Pistols), memes (“of course I can't hold my excitement”)… e potrei continuare all’infinito.
Che l’immagine di Elisabetta sia utilizzata per atti di protesta o rappresentazione di un’era, poco importa. Quello che importa è che sono tutte facce della stessa medaglia.

E ci posso scommettere: per il principino George (quello che vede i “poracci”, per intenderci) accadrà la stessa cosa, è solo questione di tempo. Quando gli One Directions del 2030 avranno sulla copertina del loro cd il principino con la cresta fluo da Punk, vorrà dire che, anche per lui, i markettari seduti al tavolo dell’immagine coordinata avranno fatto bene il loro lavoro.

#StayRock

http://www.telegraph.co.uk/culture/culturepicturegalleries/9269939/The-Queen- in-paintings.html?frame=2221051