Eleonora Guerini
30 Settembre 2025Milano Wine Week 2025

La parola ai vini

Tre interviste impossibili diventano reali grazie all’esperienza decennale di incontri, racconti e relazioni “a tu per tu” con bottiglie straordinarie, di carattere. Come queste…

by Eleonora Guerini
Wine Expert (and lover)
La parola ai vini

Intervista a… KAVALIEROS ASSYRTIKO SANTORINI SINGLE VINEYARD SIGALAS

Buongiorno, Kavalieros! Da dove vieni?

Kavalieros: «Kaliméra! Vengo da una delle zone più alte e ventose di Santorini, tra le vigne di Imerovigli. I miei ceppi? Vecchi, molto vecchi. Alcuni hanno più storie da raccontare di Omero»

Dicono che tu sia elegante ma deciso. Ti riconosci in questa descrizione?

K: «Assolutamente. Ho l’anima salina della mia isola, ma con un passo lento e profondo. Ho un’acidità affilata e una straordinaria mineralità, grazie ai terreni vulcanici da cui nasco. E no, non ho bisogno di legno per farmi notare»

E il tuo nome? Cosa significa “Kavalieros”?

K: «Letteralmente “cavaliere”. E io lo sono: difendo l’identità del mio terroir. Non mi piego alla moda, non cerco il consenso facile. Resto fedele al mio spirito vulcanico»

Hai paura del tempo?

K: «Al contrario. L’invecchiamento mi fa bene. Dopo 5–10 anni mi apro, mi arrotondo, ma mantengo sempre la mia tensione. Sono un bianco che non teme il futuro»

Ultima domanda: con cosa ti abbineresti per farci innamorare?

K: «Al silenzio di un tramonto sul mar Egeo».

Intervista a… ARBOIS PUPILLIN SAVAGNIN MAISON PIERRE OVERNOY

Siamo onorati di poter parlare con un vino che ha fatto la storia del Jura e del movimento naturale. Come descriveresti la tua identità?

Arbois Pupillin: «Sono il frutto di un territorio unico, coltivato secondo principi di profondo rispetto per la terra. A Pupillin, la viticoltura è fatta con pazienza, osservazione e coerenza. La mia identità è semplice: figlio di fermentazioni spontanee, affinamenti sulle fecce, nessun intervento»

Ti pesa la fama di icona dei vini naturali?

AP: «Guarda, non è facile essere idolatrato da sommelier con baffi arricciati e camicie di lino. Ogni volta che mi aprono, mi guardano come se fossi la reincarnazione di Jules Chauvet. Per un Savagnin vinificato senza solfiti e con tanta pazienza, a volte sembra pure troppo»

Come influenzano le scelte di Pierre Overnoy e Emmanuel Houillon la tua personalità?

AP: «Profondamente. Non esisterei senza la loro filosofia, che rifiuta ogni forma di scorciatoia. La vinificazione avviene senza solforosa aggiunta, ma con una cura estrema. Ogni dettaglio – dalla potatura alla pressatura, all’elevage – è eseguito con il massimo rispetto dei ritmi naturali. Sono un prodotto vivo, e la loro sensibilità mi permette di esprimermi con autenticità»

Ti accusano di essere “troppo funky”. Come rispondi?

AP: «Funky? È un complimento. Il brett è il mio profumo, l’ossidazione è la mia firma. Non tutti mi capiscono, e va bene così. Io non sono qui per piacere a tutti. Non sono un Prosecco da happy hour»

E cosa pensi dei vini “convenzionali”?

AP: «Li rispetto. Sono come i pantaloni con la piega: ordinati, sicuri, prevedibili. Ma diciamoci la verità: chi non preferisce un paio di jeans strappati?»

Un’ultima domanda: dove ti vedi tra dieci anni?

AP: «In una degustazione verticale a Tokyo, accanto ai miei fratelli più vecchi. Oppure dimenticato nella cantina di un collezionista snob che ha paura di aprirmi. In entrambi i casi, farò parlare di me».

Viña Tondonia, sei considerato uno dei simboli della Rioja più tradizionale. Come ti presenti a chi non ti conosce ancora?

Viña Tondonia Reserva: «Sono il risultato di una storia lunga quasi 150 anni. Sono stato concepito per raccontare la Rioja come era, come è e, spero, come sarà. In un mondo che corre, io cammino. Ho bisogno di tempo, e in cambio offro profondità, eleganza e memoria»

Intervista a… VIÑA TONDONIA RESERVA RIOJA LÓPEZ DE HEREDIA

Il tuo stile è decisamente unico: lunghi affinamenti in botte, nessun intervento moderno. Perché questa scelta?

VT: «Perché la coerenza è più forte della moda. I miei creatori, la famiglia López de Heredia, non hanno mai ceduto alla tentazione dell’innovazione fine a sé stessa. In cantina si lavora come un tempo: fermentazioni spontanee, barrique di rovere americano, lunghi affinamenti (sei anni, a volte di più), senza fretta. Il tempo è il mio alleato più fedele»

Come vivi il confronto con i tuoi “colleghi” più moderni?

VT: «Non lo temo. Apprezzo la diversità, ma non inseguo il consenso. Non sono concentrato, non sono morbido, non sono immediatamente accessibile. Sono un vino di tensione, di struttura, di attesa. Non tutti mi capiscono subito, ma chi torna da me, lo fa per sempre»

E cosa troviamo nel bicchiere, quando finalmente ti apriamo?

VT: «Troverete il tempo. Una tavolozza di aromi complessi: cuoio, ciliegia essiccata, tabacco, funghi, noce moscata, un accenno ossidativo, ma perfettamente integrato. Una bocca slanciata, con tannini cesellati, acidità viva e una lunghezza capace di ripagare l’attesa»

Hai un messaggio per il bevitore contemporaneo?

VT: «Non tutto ciò che è antico è superato. A volte, il futuro ha bisogno di guardarsi indietro per ricordarsi da dove viene. Aprimi, aspettami, e ascoltami. Non sono qui per sedurti, sono qui per raccontarti una storia».