Alessandro Boga

Con lo sguardo a ovest

Alessandro Boga gestisce le cantine italiane che Wilson Daniels ha in esclusiva per il mercato USA (e il suo slang non mente!). Qui ci regala un’analisi sul mondo che è e che sarà, tra prospettive e “vita vissuta”.

by Alessandro Boga
Italian Portfolio Director Wilson Daniels
Con lo sguardo a ovest

Giusto un anno fa sulle pagine di ItacaWine si cominciava a parlare di “dazi”, gli stessi che la Corte Suprema Usa ha recentemente bocciato. Ma ancora c’è da capire se questa è una buona notizia…

Alessandro, che scenario si prospetta per l’immediato futuro del mercato d’oltreoceano?

«Il 2025 è stato un anno contraddistinto dall’incertezza, dall’insediamento della nuova amministrazione di fine gennaio fino all’accordo con l’UE di agosto: la comunicazione è stata molto volatile, con aumenti e diminuzioni, fino alla stabilizzazione al 15%. La recente sentenza della Corte Suprema ha inevitabilmente riportato una situazione di incertezza sul mercato. Tuttavia, a livello pratico, probabilmente cambierà poco per gli importatori, almeno fino alle elezioni di mid term a novembre».

Intanto, come si sta trasformando il consumatore americano?

«La presentazione di nuovi vitigni e denominazioni promossa da importatori, istituzioni, consorzi e sommelier ha senz’altro stimolato i consumatori americani, soprattutto nelle grandi città. Oggi si trovano in carta vitigni come il Lagrein o il Grillo, o denominazioni come l’Etna o il Montefalco, che fino a pochi anni fa era difficile incontrare. Tuttavia, da tre anni il consumo del vino in Usa è in calo ed è sempre più difficile trovare spazi per il “nuovo” in un mercato dove la competizione è globale»

C’entra anche la “crisi dei Rossi”?

«I Rossi corposi e di gradazione medio-alta sono in difficoltà perché il mercato predilige vini freschi e leggeri, ma l’Italia ha tanti vitigni rossi che possono soddisfare questa domanda come il Nebbiolo, il Nerello Mascalese e la Schiava, giusto per citarne alcuni. Tutto il settore deve lavorare insieme per comunicare come il vino non sia solo alcol, ma anche cultura e community, da sempre parte integrante della dieta mediterranea per tanto tempo celebrata. L’utilizzo di massa dei farmaci GLP-1 per la perdita di peso, come l’Ozempic, sarà il fattore da tenere più sott’occhio perché una delle conseguenze di chi lo assume è il consumo minore di alcol e vino»

C’è ancora margine per crescere nel mercato Usa?

Con la competizione spietata di oggi in un settore che vede un calo nei consumi, l’unico modo per crescere è aumentare market share. Quindi è importantissimo aumentare anche il “mindshare” degli attori sul mercato, perché se non comprano da te, lo fanno da un altro. Avere un team di professionisti che si relazionano con i buyers con grande passione è la ricetta vincente. Oggi i distributori guardano sempre più anche alla redditività generata da ogni cassa venduta: su questo Wilson Daniels ha un vantaggio competitivo»

Quali requisiti deve avere un produttore per diventare parte del portfolio Wilson Daniels?

«La tagline di Wilson Daniels è “A Culture of Fine Wine: Rooted in Family, Inspired by Community”, ovvero “Una cultura del vino pregiato: radicata nella famiglia, ispirata dalla comunità”. Siamo specializzati in premium e luxury wine, l’80% dei vini offerti nel portfolio ha un prezzo che supera i $20 all’ingrosso, il prezzo medio al retail a bottiglia è di $33. Abbiamo l’onore e la grande responsabilità di rappresentare produttori iconici, se non leggendari, come Domaine de la Romanée-Conti, Domaine Leflaive, GAJA, BiondiSanti, Torres e Montelena, giusto per citarne alcuni. Il potenziale candidato a diventare un nuovo “supplier” deve essere un good fit tra questi»

Alessandro, per finire: qual è il tuo vino italiano preferito?

«Sono sempre stato un amante del Nebbiolo, ma ultimamente ho puntato gli occhi sull’Etna. Tra Carricante e Nerello Mascalese, la versatilità dei vini etnei è unica, soprattutto per chi ama i vini freschi ed eleganti».